Libertà di mercato: un attentato alla salute. Il caso Ikea

di Ezio Locatelli
Togliere le briglie al mercato, si torni alla nuova normalità hanno reclamato le varie associazioni d’impresa e a ruota non pochi presidenti di regione. Detto fatto. La fase 2 è appena cominciata e c’è chi ha pensato bene di rimettere in movimento la macchina produttiva e del consumismo senza preoccuparsi troppo delle conseguenze.

Il caso di Ikea, la multinazionale svedese specializzata nella vendita di mobili e arredi, è uno dei tanti paradossi di questa fase di riapertura generalizzata. Punti vendita che hanno funzionato a pieno regime da Nord a Sud, in condizione di superaffollamento.

Il punto vendita di Collegno (To) è uno dei tanti esempi. Doveva riaprire con una previsione da parte dell’azienda di 1500 ingressi per il primo giorno. Un numero ampiamente superato dai 15 mila ingressi di fine giornata, dieci volte in più di quanto previsto dall’azienda che si è ben guardata, a Collegno come altrove, dal contingentare gli ingressi. Il mercato e gli affari innanzitutto. Una plateale smentita delle misure di distanziamento sociale e della salvaguardia delle condizioni di sicurezza ambientale. La qual cosa non ha mancato di suscitare la protesta dei lavoratori: non si possono fare soldi in maniera così smodata sulla pelle dei lavoratori.

Il caso Ikea è emblematico della divaricazione che c’è tra mercato e obblighi sociali, sanitari. Tanti appelli ai singoli cittadini alla serietà, al rigore, al senso di responsabilità nei comportamenti individuali - la vita non è più quella di prima - nel mentre il mercato è lasciato libero di sottrarsi a ogni vincolo sociale, di attentare alla salute, di influenzare i comportamenti di massa. Una situazione intollerabile a fronte del rischio dichiarato dall’Organizzazione mondiale della sanità di una seconda ondata di epidemia. Lo spettro di una risalita del contagio contro cui non ci sarebbe altro rimedio che andare a un nuovo lockdown, un vero e proprio disastro sociale. Altro che ritorno a una nuova normalità. La sicurezza ambientale oggi più che mai consiste nel non dare all’impresa e al mercato potestà di affermare gli interessi propri in barba agli interessi di tutte e tutti.
*Tratto dal periodico Lavoro e Salute, numero di maggio

 

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