Torino: Angelo d'Orsi candidato sindaco di Torino

di Angelo d'Orsi

Chi mi conosce, chi mi segue sulle mie pagine pubbliche sa che oltre a occuparmi di storia, in varie discipline, a scrivere libri, e insegnare, nella mia vita, ormai lunga, ho coltivato da sempre una forte passione politica. Non ho mai aderito a un partito politico, anche se rispetto i partiti, e ritengo siano strumenti essenziali della democrazia, come sosteneva Hans Kelsen.
Ho tradotto la mia passione in una militanza continua, sia con scritti, sia con azioni concrete, e le mie posizioni ideologiche sono, credo, sufficientemente note. E non le ho mai mutate,

non mi sono “adattato”, non ho “tradito” direbbe qualcuno, forse con enfasi eccessiva. Ho sempre ritenuto che la coerenza, tra pensieri ed atti, sia doverosa, che la lotta per la verità sia il compito fondamentale dell’intellettuale, e fin dalla primissima adolescenza ho avuto in odio l’ingiustizia, la sopraffazione, il sopruso. Studiando storia, filosofia, e le altre discipline, e osservando la realtà sociale, ho capito che il mondo è diviso in “oppressi e oppressori”, come scoprì il giovanissimo Gramsci, in un tema scolastico del lontano 1910; e nel mio piccolo, con le mie deboli forze, ho combattuto ad ogni livello contro la disuguaglianza sociale, oltre che contro la menzogna. Ma non ho mai fatto politica attiva, né mi sono mai candidato in qualche lista, nelle varie competizioni elettorali.
Ora, traguardati i sette decenni di vita, e libero da impegni scolastici (accademici), anche se continuo a tenere lezioni dal vivo o in video in attesa del pieno ritorno alla normalità, ho deciso di compiere questo passo: azzardato? Forse. Ma mi sono detto: ora o mai più. Ho accettato la proposta che alcune formazioni politiche della “Sinistra radicale”, e di forze comuniste, ambientaliste, progressiste, di essere candidato unitario, nella lotta per la conquista del Comune di Torino: Partito della Rifondazione comunista, Sinistra anticapitalista, Lista Dema, Torino Solidale, Fronte Popolare, e, con liste proprie, Partito Comunista Italiano, e Potere al Popole; altre realtà di movimenti e associazioni si stanno definendo in questi giorni e che mi auguro si aggiungeranno in una grande coalizione, per sostenere la candidatura a SINDACO DI TORINO, espressione, prima di tutto, di una Lista civica che si chiamerà “SINISTRA IN COMUNE”.
Un nome beneaugurante. Quest’anno ricorrono i 150 anni della Comune parigina. Quell’esperimento di uguaglianza e di libertà fu soffocato nel sangue, in una delle più feroci repressioni politiche che la storia ricordi. Oggi non coi fucili ma con le schede elettorali, cercheremo di conquistare il Comune, con l’intenzione di portare un po’ di giustizia sociale, di lavoro equo e solidale, di rilancio delle politiche di salute pubblica, di rispetto ambientale, di aiuto alle fasce più deboli della società (con un’attenzione particolare alle donne, oggetto ormai di una vera e propria persecuzione maschile, e ai giovani, che oggi costituiscono un’emergenza nazionale) di promozione culturale in una Città da troppi anni sottomessa a logiche privatistiche e mercantili, e che in nome di un’asserita efficienza, si è ripiegata su se stessa, orfana dell’industria, incapace di inventare una nuova identità economica, urbanistica, sociale e culturale. Non con le “grandi opere”, costose quanto inutili; ma piuttosto con la manutenzione dell’esistente; non con il mito dell’“eccellenza”, che premia i pochi per punire tutti gli altri, ma piuttosto con il lavoro costante e meticoloso che faccia funzionare la macchina urbana; non con la fraseologia del merito, che altro non è che la foglia di fico dell’ingiustizia sociale, ma piuttosto con l’aiuto a chi non riesce solo perché privo di retroterra familiare adeguato; non con la persistenza delle due città, la Torino del centro che si vuole tenere “pulito”, a costo di politiche disumane, e quella delle periferie degradate, prive di servizi essenziali, senza biblioteche, senza cinema né teatri; ma con l’integrazione, la creazione di spazi culturali e aggregativi, di strutture sanitarie e amministrative decentrate; non con l’eterno rimpianto della capitale perduta, ma con il proposito di essere una città giusta e funzionante; non con il mito degli eventi “eccezionali” che recano beneficio a piccole camarille, e alle loro spalle a gruppi di malaffare, bensì con una promozione culturale continua, con le biblioteche, con i teatri, con le sale cinematografiche e sale da concerti… ; non con i grattacieli di rappresentanza bensì risolvendo l’emergenza abitativa che tiene sotto scacco decine di migliaia di abitanti della nostra città; non con faraoniche “Città della Salute”, ma con una politica volta a portare e difendere la salute ovunque in città….
Insomma, è un’altra Torino, che ho in mente e in cuore, e che con l’aiuto di ognuno, con l’ascolto di ognuno, con il consiglio di ognuno, voglio realizzare.
Ricordando sempre quello che questa città ha rappresentato nella storia italiana, un faro politico, un laboratorio intellettuale, un volano economico. La città seria, come diceva Gramsci, ma anche la città della classe operaia e della borghesia produttiva, la città del Risorgimento e la città del biennio rosso 1919-20 e degli scioperi del marzo ’43, la città da cui negli anni Sessanta-Settanta è ripartita la sinistra in Italia la città che con il 1980 e la sconfitta operaia ha visto il progressivo emergere di logiche di mercato e di profitto, che hanno contaminato e infine travolto anche il partito che una volta rappresentava i ceti subalterni, e la borghesia “riflessiva”, che proprio a Torino ha una lunga importante tradizione. Oggi quella borghesia tace o si è piegata, come d’altro canto la classe operaia, che con l’incidente della Thyssen Krupp (e i suoi sette morti), nel dicembre 2007, ha mostrato di esistere, ma di essere sottoposta a forme di sfruttamento rapace che richiamano l’Ottocento. Nella Torino che si proclamava depositaria di una “vocazione europea”! E che dire dei “ciclofattorini”, i riders sottopagati, privi di diritti ed esposti ad ogni rischio? Sono queste le nuove professioni?!
Oggi non si tratta di issare la bandiera rossa sul Palazzo di Città, come nella Comune parigina, un secolo e mezzo fa; anche se già qualche spiritoso ha scritto “i Comu(nisti) alla Rivoluzione d’Ottobre”. Ebbene accetto anche questo sfottò: se la Sinistra, quella vera, non quella fasulla del PD e dei suoi cespugli, riuscirà a ritornare alla guida della Città, sarà una piccola Rivoluzione, una rivoluzione gentile, una rivoluzione morale e intellettuale, innanzi tutto. In Ottobre sono previste le Elezioni, in effetti, e mi lancerò in questa sfida con tutto il coraggio, o la temerarietà dei folli. Del resto, alle origini della nostra modernità non c’è anche l’Elogio della pazzia, di Erasmo? Quell’Erasmo che, guarda caso, si laureò proprio nell’Università di Torino, dove il sottoscritto ha insegnato per molti decenni. E che vorrei diventasse parte importante della Città che ho in mente, e che vorrei realizzare, con l’aiuto di quanti sentono l’esigenza di una diversa realtà, scontenti e delusi delle politiche del passato, di quello che è stato chiamato “il sistema Torino”, in cui PD e M5S hanno mostrato una impressionante continuità. E il declino non si ferma con il Tav, o altre sciagurate imprese, che hanno il solo scopo di arricchire qualcheduno, devastando irrimediabilmente un territorio magnifico, e umiliando una popolazione coraggiosa che quel treno non lo vuole, perché non serve. Il declino si ferma con un’opera corale, nella quale il Sindaco che ho in mente non lavori come un piccolo cacicco, ma sia un coordinatore del suo staff, al servizio della collettività, pronto all’ascolto dei suoi bisogni, a ricevere le sue sollecitazioni, anche critiche. Invece di continuare a spendere per la realizzazione di una linea ferroviaria insensata da tutti i punti di vista, si deve investire sui trasporti urbani ed extraurbani, su gomma e su rotaia: possibile che per realizzare 1,9 km della nuova tratta metropolitana si siano impiegati nove anni?! E non sarebbe il caso di fare una seria, sistematica politica di recupero degli innumerevoli spazi abbandonati, che potrebbero essere anche simbolicamente il rovescio della politica di abbandono e noncuranza? Altrettanto necessario è creare e sostenere economicamente “sportelli” di ascolto e di aiuto per i poveri, per i migranti, per i giovani inoccupati, per le donne in pericolo…
Il Sindaco che ho in mente è un pubblico funzionario che tiene la porta del suo ufficio sempre aperta, per ricevere cittadini e cittadine che vogliano sottoporgli bisogni e aspirazioni, un cittadino come gli altri che però assume il compito di aiutare l’insieme, che badi a rinsaldare la comunità, a superare le disuguaglianze, e restituire un futuro autenticamente democratico, solidale, progressivo, “pulito” moralmente e ambientalmente, a Torino.
In sintesi, Angelo d’Orsi Candidato Sindaco di Torino, nei panni di un intellettuale che da oggi si offre alla politica, impegnandosi a non lasciar cadere i valori della cultura che ha praticato e difeso per decenni, ma che restituisca alla politica il suo carattere di “nobile arte” che i nostri antenati, da Aristotele a Cicerone, da Machiavelli a Gramsci, ci hanno consegnato, e che si è fatto di tutto per cancellare, sotto il segno dell’ignoranza, dell’interesse personale, o addirittura della corruzione.
L’Amministrazione che sogno di guidare agirà nel segno della trasparenza di ogni suo atto (dove esistono poteri invisibili non esiste democrazia, ammoniva il mio maestro Bobbio), e integrerà il suo programma di base con i suggerimenti, le richieste, i bisogni della cittadinanza, di tutti coloro che, indipendentemente dalle collocazioni sociali e dagli orientamenti politici, vogliano contribuire al benessere collettivo.
Angelo d’Orsi Sindaco?! Sarebbe un miracolo…, dirà qualcuno! E tuttavia…Se i miracoli intesi come rottura dell’ordine naturale delle cose, sono improbabili (o impossibili…), i miracoli politici esistono. E come la storia anche recente di questa città, e del mondo, ci ha mostrato, talvolta accadono fatti imprevisti, se vengono preparati con accuratezza, se il caso li favorisce, se gli individui che ne sono protagonisti sanno giocare bene le carte, anche quando i rapporti di forza sono inizialmente sfavorevoli. A Torino il PD è disgregato, il M5S in crisi mortale, mentre tutta la destra si è compattata intorno a un unico candidato. Vogliamo tentare di realizzare questo “Miracolo”? La Sinistra che, dopo il lontano ma glorioso 1975 di Diego Novelli, a cui va il mio saluto, ritorna a Palazzo di Città?! Una Sinistra capace di rappresentare tutta la cittadinanza, ma con il dovere precipuo di dar voce a chi non l’ha, di fornire servizi e sostegni a persone e famiglie che ne hanno oggi un impellente bisogno, a imprese capaci di produrre con spirito innovativo, rispettoso dell’ambiente, e che contemperino il profitto con l’equità sociale, a insegnanti maltrattati e pensionati vilipesi, a un personale medico e paramedico che dopo i grandi roboanti annunci dei primi mesi della pandemia è stato abbandonato alle proprie difficoltà strutturali, alle scuole che cadono a pezzi, a ospedali che sono carenti di mezzi e personale…
Aggiungo che non condivido il principio di partecipare a una tenzone, quale che essa sia, per “testimoniare”, bensì, al contrario, se corro l’alea lo faccio per vincere. O almeno per giocare fino all’ultimo respiro ogni carta disponibile. Ma soprattutto ho accettato questa candidatura, perché in accordo con tutti i miei interlocutori, cioè i partiti e le associazioni, penso che l’obiettivo da perseguire non debba essere semplicemente la competizione elettorale, ma una ripresa e anzi direi una rinascita della sinistra in città, divisa e disgregata. Proprio perché il sottoscritto è sempre stato indipendente, ma con posizioni politico-ideologiche assai nette, e sempre pubblicamente espresse, è stato individuato come motore di questa rinascita. Ho detto a tutti, accogliendo la proposta, che non sono né un Lenin né un Garibaldi, ma solo un modesto intellettuale semi-periferico; tuttavia ho dichiarato e confermo che mi impegnerò anima e corpo, cuore e mente, fino allo spasimo, nella lunga e difficile battaglia.
Un ultimo pensiero: Torino non ha mai avuto sindaci “meridionali”. E questo è un fatto davvero bizzarro, considerato che ormai in città i torinesi con origini delle regioni del Sud d’Italia, sono più numerosi degli “autoctoni”. E considerato il contributo economico, sociale, culturale che dalle Isole, dalla Campania, dalla Puglia, dalla Basilicata, dalla Calabria, dal Molise, dall’Abruzzo – il nostro Mezzogiorno, insomma – questo dato risulta ancora più incomprensibile. Ebbene, questo Candidato è un meridionale, un salernitano, che vive a Torino da quanto aveva dieci anni e vi ha svolto quasi interamente gli studi e larga parte della sua carriera accademica. E crede di essere un buon esempio di integrazione tra il Sud e il Nord.
Questo lungo messaggio dunque è diretto a tutti gli amici e le amiche, reali e virtuali, ma in particolare a quanti risiedono e votano a Torino. A loro mi rivolgo perché comincino subito a farmi giungere proposte, osservazioni, suggerimenti con cui arricchire o modificare il Programma. E se tra loro vi sono volontari che vogliano dare una mano nel Gruppo di lavoro che si sta costituendo per sostenere la Candidatura, saranno i benvenuti. Sarà anche un modo per conoscerci meglio, e per cominciare a costruire un progetto condiviso di città. Naturalmente anche chi non voterà a Torino potrà inviarmi suggerimenti e proposte: gliene sarò grato
Infine, se tra loro v’è chi voglia contribuire alle spese della campagna elettorale, saranno a loro volta benvenuti, e il loro contributo sarà rendicontato in modo trasparente, e secondo i crismi della legalità.
Per ora è tutto. Vi aspetto qui e sulla piazza virtuale ma anche su quelle vere della Città, a cominciare da mercoledì 12 maggio, ore 11,00, con la conferenza stampa che terrò davanti alla lapide dedicata al periodo torinese di Antonio Gramsci, in Piazza Carlina, scelta per me non casuale, ovviamente. Siete tutti invitati.
Invio un saluto e un augurio collettivo, e spero che ricambiate l’uno e l’altro per questa ragionevole follia che intraprendo oggi.

Nessun profitto sulla pandemia, Rifondazione Comunista aderisce e promuove la raccolta firme europea

Il COVID-19 si diffonde a macchia d’olio. Le soluzioni devono diffondersi ancora più velocemente. Nessuno è al sicuro fino a che tutti non avranno accesso a cure e vaccini sicuri ed efficaci.
Abbiamo tutti diritto a una cura.
Firma questa iniziativa dei cittadini europei per essere sicuri che la Commissione europea faccia tutto quanto in suo potere per rendere i vaccini e le cure anti-pandemiche un bene pubblico globale, accessibile gratuitamente a tutti e tutte.

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