Per l’Europa riforme condizionanti, per l’Italia sostegno al capitalismo , per il Piemonte clientelismo

di Giorgio Pellegrinelli*
Abbiamo criticato il ricoveri plan, a livello europeo e poi nella bozza di Conte, per ragioni di fondo:
-non è adeguato alla crisi globale, precedente al Covid e moltiplicata dalla pandemia.
-non è centrato sulle emergenze sociali (sanità, istruzione, occupazione, sostegno al reddito), ma piuttosto alla riorganizzazione delle economia europea.


-i fondi europei sono in larga parte prestiti che dovremo restituire, che pesano sul deficit nazionale e che saranno oggetto di scambio su una ulteriore stretta sullo stato sociale (cioè pensioni, servizi sociali, diritti dei lavoratori).
Ribadito questo e chiarito che solo la versione finale del recovery plan Italia permetterà di valutare precisamente gli obbiettivi, non possiamo fare a meno di dare un giudizio totalmente negativo delle proposte fatte dalla Regione Piemonte.
Nonostante la vantata grande consultazione fatta dal governatore Cirio in giro per la Regione ci pare che Il documento “Next Generation Piemonte “approvato dalla Giunta Regionale con i suoi 1273 progetti per il valore di 29 miliardi(assolutamente irrealistici da ottenere) non definisca le linee di indirizzo generale per lo sviluppo regionale nei prossimi 10 anni, ma sia solo la raccolta di progetti che sono arrivati in ordine molto sparso, a macchia di leopardo da Enti locali e soggetti privati in buona parte , fondazioni etc. progetti, Si notano enormi differenze tra territori, Vercelli ha presentato 334 progetti e Asti 195, Alessandria 34, Cuneo 39. L’unica strategia che notiamo è un assalto alla diligenza, una lista della spesa con dentro di tutto. Tanti progetti di strade e rotonde stradali, finanziamenti alle stazioni sciistiche e al settore estrattivo, alla ristrutturazione di chiese e palazzi. Finanziamenti a progetti collegati al terzo valico, alla TAV, sostegno delle scuole paritarie o iniziative private. Un limite che evidenziamo è, che anche su progetti con obiettivi condivisibili (chi non vorrebbe risanare una scuola!) non si individuano logiche generali, comuni per il territorio piemontese.E che magari, come la biblioteca di torino, cercano di scaricare progetti gia varati sui fondi europei, senza aggiungere nulla agli investimenti.
La ripartizione dei fondi la dice lunga: 160 milioni alla sanità, praticamente niente sul potenziamento di quella territoriale, nessun disegno organico sulla scuola, nessun piano sull’adeguamento della Pubblica amministrazione (al massimo ogni comune chiede soldi per comprarsi il computer o per la rete).
Tanto meno ipotesi di sostegno all’occupazione (rimpiazzare i buchi di organico nella sanità e nella PA), ne progetti per il salvataggio di aziende in crisi (l’Embraco per esempio) o per il sostegno al reddito di tanti soggetti in difficoltà per la crisi pre e post Covid.
Alla faccia dei grandi assi strategici la transizione ecologica è tradotta in Piemonte come sommatoria di centinaia di piccoli interventi di manutenzione locale e senza interventi di fondo sulle aree a rischio ricorrente. Essendo il capitolo consistente e di moda, ci vengono classificate operazioni di ogni tipo.
Naturalmente dimenticando di toccare gli aspetti strutturali della riconversione e di come si possono sviluppare (es la mobilità alternativa pubblica e privata, cosa farà la ex Fiat? o il capitolo idrogeno relegato ad una singola iniziativa a Torino).
In sostanza, dietro un presunto grande progetto dal basso, si profila una grande illusione, per cui i soli assi che riceveranno soldi saranno quelle legate alle grandi opere, qualche azienda che vedrà finanziati i propri progetti, senza alcuna valutazione sulla reale utilità sociale e magari qualche settore specifico che si vedrà sostenuto nel processo di subentro al pubblico (scuole private e fondazioni varie).
Pensavamo che questa fosse un’occasione per uscire dalla pandemia pensando una società diversa. Con scelte politiche rivolte a superare una crisi sociale, ecologica, sanitaria. Potrebbero essere date risposte immediate, gettando le basi per una società diversa.
Pensiamo sia necessario puntare, principalmente, su:
Territorio, con la sua difesa che parta dal divieto di consumo di suolo e progetti finalizzati alla messa in sicurezza delle aree idrogeologicamente fragili.
Sull’agricoltura, con una politica che vieti pesticidi, privilegiando una agrogeologia. Favorendo una filiera diretta produttore-consumatore.
Sull’energia, con progetti che incentivino le fonti rinnovabili, potenziando la ricerca e l’utilizzo dell’idrogeno.
Sull’acqua, tenendo presente il diritto dell’acqua per tutti. Progetti di ripubblicizzazione della gestione, di tutela e di salvaguardia delle falde e delle sorgenti d’acqua.
Sulla sanità, rafforzando il ruolo pubblico. Progetti di potenziamento della sanità territoriale e di prossimità, e l’assistenza domiciliare. Tutte impostazioni che richiedono un aumento stabile degli organici.
Sui rifiuti, per una diminuzione dei volumi. Progetti che prevedano una politica degli imballaggi dei prodotti.
Sull’industria, per una bonifica delle aree industrialmente inquinate, una riconversione di produzioni e prodotti. Essenziali sono le scelte di indirizzo sulla mobilità futura e sui mezzi per realizzarla.
Sulla scuola, difendendo il ruolo pubblico. Con azioni che non prevedano solo come adeguamento degli edifici, ma mettano in campo una riqualificazione vera del percorso formativo.
Sull’ inclusione, vivere e stare insieme in modo diverso. Progetti per città vivibili, investire e potenziare reti regionali e locali di trasporti pubblici e sostenibili a scapito del trasporto privato e delle grandi opere. Città e provincia, multicentriche per diminuire la necessità di spostamenti e per avvicinare il lavoro e i servizi ai cittadini.
Progetti per far vivere la montagna e la collina, potenziando i servizi, per ripopolare aree oggi abbandonate.
Iniziative immediate per l’inclusione dei cittadini migranti, a partire dalla regolarizzazione e dei permessi di lavoro.
Su questo ci batteremo a livello locale e nazionale. Se non ora, quando?

*commissione lavoro
di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea di Torino

Nessun profitto sulla pandemia, Rifondazione Comunista aderisce e promuove la raccolta firme europea

Il COVID-19 si diffonde a macchia d’olio. Le soluzioni devono diffondersi ancora più velocemente. Nessuno è al sicuro fino a che tutti non avranno accesso a cure e vaccini sicuri ed efficaci.
Abbiamo tutti diritto a una cura.
Firma questa iniziativa dei cittadini europei per essere sicuri che la Commissione europea faccia tutto quanto in suo potere per rendere i vaccini e le cure anti-pandemiche un bene pubblico globale, accessibile gratuitamente a tutti e tutte.

FIRMA QUI 

NOTA! Questo sito utilizza cookie anche di terzi per inviarti servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, acconsenti all'uso dei cookie.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo