Salute pubblica: i rischi dello scavo del tunnel della Maddalena di Chiomonte per il TAV Torino-Lione

Convegno Promosso da Pro Natura Piemonte
SABATO 1 MARZO 2014, ORE 9 -13
Centro Congressi della Regione Piemonte
CORSO STATI UNITI 23 - TORINO

Programma
ORE 9,00 Angelo Tartaglia (Professore di Fisica al Politecnico di Torino):- Presentazione
 
ORE 9,30 Massimo Zucchetti (Docente di “Protezione dalle radiazioni” al Politecnico di Torino): - Impatto ambientale del cantiere del tunnel geognostico in Val Clarea.
 
ORE 9,50 Mario Cavargna (Master in ingegneria ambientale): - I rischi del materiale di scavo in relazione ai possibili danni sulla salute di cittadini e lavoratori.
 
ORE 10,10 Marco Tomalino (Medico, Portavoce del coordinamento sanitario della Valle di Susa): - Descrizione della situazione sanitaria della Bassa Valle di Susa: un ambiente fragile.
 
ORE 10,30 Giancarlo Ugazio (Medico, Professore Ordinario 1976÷2007 di Patologia Generale nella Scuola Medica dell’Universita’ di Torino, esperto in patologie da esposizione occupazionale e/o Extra lavorativa ad asbesto): - Conseguenze sulla salute per inquinamento da amianto.
 
ORE 11,10  Ugo Mattei (Giurista, Professore Ordinario di diritto civile all’Università di Torino): - Aspetti giuridici della situazione in Valle di Susa.

ORE 11,30  DIBATTITO
 
Pro Natura Piemonte
Via Pastrengo 13, 10128 Torino
Tel. 011.5096618; e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

SULLA QUESTIONE DELLA RIVALUTAZIONE DEL CAPITALE DI BANKITALIA - di Claudio Bettarello

BIGNAMINO POPOLARE
SULLA QUESTIONE DELLA RIVALUTAZIONE DEL CAPITALE DI BANKITALIA

a cura di Claudio Bettarello

La Legge Bancaria del 1936 definì la Banca d'Italia un “istituto di diritto pubblico” e le affidò definitivamente la funzione di emissione della moneta nazionale; gli azionisti privati vennero espropriati delle loro quote, che furono riservate a enti finanziari di rilevanza e proprietà pubblica (assicurazioni, istituti previdenziali, banche e casse di risparmio). Il capitale venne fissato in 300 milioni di lire e suddiviso in 300 mila quote da 1000 lire ciascuna.
Da allora, tale capitale (156 mila euro) non era mai stato rivalutato (a differenza di quanto avvenuto per altre banche centrali europee) ed era ormai tra i più bassi nei paesi dell’eurozona (davanti solo alla banca irlandese e dietro persino a quella cipriota, sostiene l’ABI) malgrado che Banca d’Italia risulti tra gli istituti centrali più patrimonializzati del continente.

La legge approvata nei giorni scorsi alla Camera autorizza la Banca d’Italia (che aveva già provveduto alle necessarie modifiche statutarie) ad aumentare il proprio capitale a 7,5 miliardi di euro. Ciò avviene attraverso l’utilizzo di parte delle proprie riserve. Al di là di tecnicismi vari, si può senz’altro affermare che si tratti di “risorse pubbliche” in quanto accumulatesi nel tempo nell’esercizio di funzioni pubbliche.





"Torino città paradigmatica delle contraddizioni prodotte dalla crisi" - di Ezio Locatelli

Intervista a Ezio Locatelli

La protesta di Torino sta mettendo in mostra le contraddizioni sociali vere di questa crisi…
Torino è sicuramente un caso paradigmatico perché qui più che altrove siamo nell’occhio del ciclone di una crisi che sta spazzando via tante certezze e garanzie dal punto di vista della condizone del lavoro e di vita. Una crisi che si è estesa a macchia d’olio e che dopo aver prodotto decine di migliaia di disoccupati e cassaintegrati e l’abbattimento del potere di acquisto ha investito i settori sociali intermedi del lavoro autonomo.

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Quello che le donne raccontano di Guerrino Babbini

Quello che le donne raccontano [Formato Kindle]
di Guerrino Babbini

Un libro che ha velleità di testimonianza e vuole essere strumento per riflettere, attraverso le storie raccolte, sul sofferto cammino verso l’ emancipazione del mondo femminile. Testimonianze toccanti raccolte dai racconti di Noemi che attraversa il secolo breve e racconta la povertà della sua infanzia e giovinezza, il lavoro di mondina e molti altri. Così come l'esperienza operaia di Vilma che documenta la trasformazione delle attività produttive industriali, con la coscienza che il valore del lavoro delle donne in fabbrica ha una valenza molto articolata. La storia di Rosaria nata in Puglia, sposa a 14 anni, che vive l’emigrazione e diventa operaia a 36 anni. Con con i suoi due bimbi si presenta alla Singer di Leinì e vivrà la lotte operaie e la cassa integrazione. Stessa storia per Graziella che parte da Caorle in Veneto e viene assunta nel 1973 in fabbrica e ricorda che, per comunicare con il marito, per seguire i bambini facevano turni di lavoro alternati, doveva scrivere bigliettini. Testimonianza vera, intensa quella di Filomena nata a San Giuseppe Vesuviano in una famiglia di sette figli. Lei impara a cucire su una macchina Singer e poi emigrata Torino con suo marito, che ha trovato lavoro alla FIAT, entra in Singer negli anni ’70 e diventa delegata. Così la storia di Agnese che ricorda la sua esperienza di emigrata dell’entroterra veneto perché stanca a 17 anni di mangiar polenta. Insomma piccole microstorie che danno valore alla macro storia del nostro Paese. Come ricordo con un bel proverbio africano: “Quello che non viene raccontato è perso”. Perdere queste storie sarebbe perdere la conoscenza di una parte importante della storia dell'umanità, che nel cammino delle donne pone grandi speranze.

Il lungo cammino delle donne da una società patriarcale, attraverso una società maschilista e classista, verso una società in cui non ci si debba più preoccupare della disparità tra uomo e donna.
Con il movimento operaio hanno attuato l'efficacia della lotta non violenta realizzando la coerenza tra mezzi di lotta e fini da perseguire. Ogni conquista fatta con la violenza, con la violenza deve essere difesa, questo manda in pensione ogni giustificazione sulla violenza.
Vilma: “Penso con rammarico e nostalgia alle battaglie per un futuro più giusto. Non so quando una generazione di donne e di compagni prenderà in mano il nostro testimone, ma spero di esserci. La precarietà del lavoro porta povertà per tutti, ma più di tutti alle donne."

 

Ricordo di Raffaello Renzacci 1956-2003 di Diego Giachetti

Dieci anni senza Raffaello


Esattamente dieci anni fa, il 19 novembre 2003, moriva Raffaello Renzacci, operaio Fiat, militante del PRC, e già prima di Democrazia proletaria e della Lega comunista rivoluzionaria, dirigente della Cgil di Torino e di quella che era allora la sinistra sindacale. Per alcune/i di noi quella morte, tanto improvvisa quanto lancinantemente dolorosa, costituì non solo la perdita di un amico e di un compagno ma anche la privazione di un punto di riferimento etico prima ancora che politico. Con l’articolo che segue Diego Giachetti ci aiuta a ricordarlo e a farlo conoscere a chi non ha avuto il privilegio di incontrarlo in vita.

Ricordo di Raffaello Renzacci 1956-2003
di Diego Giachetti

Per Raffaello l’inizio non fu facile. Giunse a Torino nel 1967 con la madre e il fratello quando aveva undici anni. Era nato il 5 luglio del 1956 a Massa Marittima in provincia di Grosseto. Si lasciava alle spalle un’infanzia non sempre felice.

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No- Tav: per una legge di iniziativa popolare sulla sovranità territoriale di Lidia Menapace

No- Tav: per una legge di iniziativa popolare sulla sovranità territoriale
di Lidia Menapace

Il Movimento No Tav è in questo momento sotto attacco particolarmente violento da parte del ministro “competente” Lupi: che come niente fosse appella terroristi delinquenti tutti quanti, forse non sapendo che picchetti blocchi stradali boicottaggi e sabotaggi sono forme di lotta nonviolenta, e (per lui che è di Comunione e Liberazione) blocchi stradali li ha fatti anche il Vescovo di Ivrea anni fa. Naturalmente ora è indispensabile più che mai riconoscere che la direzione del Movimento spetta al Movimento, e non si sa quanto possano essere utili dichiarazioni gridate e consigli non richiesti o passaggi turistici di forze politiche che cercano di “metterci su il cappello”.

Possiamo dirlo noi di Rifondazione che nel Movimento ci siamo da sempre con i nostri compagni e compagne della Valle, Comuni, Provincia, e Regione, nonchè nazionali, come può dire chiunque ci sia stato.
Penso tuttavia che la politica debba aiutare la Valle ad allargare la sua influenza a trovare e proporre alleanze, per costruire una vertenza sulla sovranità territoriale. Mi spiego: la nostra Costituzione afferma che “la sovranità appartiene al popolo” e questa affermazione viene di solito letta come rivolta agli altri stati: é possibile che venga letta anche come rivolta a chi governa il paese e a chi lo rappresenta?
La sovranità sul proprio territorio anche nei confronti del Governo e del Parlamento non é invece regolata da nessuna legge attraverso la quale il popolo la possa esercitare, come la Costituzione prevede. Di fronte alla Lega che col suo motto “Prima il nord” pone un incostituzionale dislivello di importanza tra parti del territorio nazionale siamo impotenti , non avendo uno strumento giuridico cui fare riferimento. Così sulle ventilate Tav al Brennero, nel Carso, sul Muos le popolazioni non hanno strumenti per intervenire secondo legalità. E questo a un certo punto può anche diventare un irresponsabile incentivo a chi vorrebbe esercitare violenza.
Propongo che si metta allo studio la stesura di una legge di iniziativa popolare sulla sovranità territoriale, che allarghi lo spazio della legalità e della partecipazione. Il territorio del nostro paese molto densamente popolato e già oltremisura pieno di porzioni sottratte all’utilizzo produttivo e volte a fare cose che non danno occupazione stabile, come appunto i lavori stradali ecc, ne ha bisogno.
Conviene anche ricordare che la famosa Tav da Lisbona a Kiev si è ridotta alla Torino Lione, e ciò vuol dire che molti/e stanno cambiando giudizio

Liberazione - Pubblicato il 16 set 2013

In ricordo di Mario Dalmaviva

E’ morto il compagno Mario Dalmaviva. Marione nato nel 1940, lo abbiamo conosciuto nei primi anni ’70 davanti ai cancelli di Mirafiori a Torino dove interveniva quale militante dell’organizzazione della sinistra rivoluzionaria “Potere Operaio”, intellettualmente rigoroso e sempre disponibile al confronto.

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Wu Ming: Basta col politicamente corretto, riconoscere che il conflitto esiste

Parla il collettivo di scrittura, autore di “Q” e “54″. Il senso di comunità e la consapevolezza di una società divisa sono i punti da cui bisogna ricominciare

Una caotica battaglia in bilico fra Tolkien, NoTav e Star Wars scoppia sotto le mura di Bologna. È il mural di Blu, writer di successo, su una parete dell’XM24, centro sociale occupato a perenne rischio sgombero. Wu Ming 1 e Wu Ming 4, due “senzanome” del collettivo di scrittura che da Q in poi ha rivisto la tradizione del romanzo storico, hanno voluto farla qui, l’intervista, e si capisce perché: “Si parla sempre da un luogo preciso della storia”. Il loro spalto, la loro posizione, la spiegano subito a chi entra in Giap, il loro blog di politica, dove ora si può scaricare l’ebook con “cento storie sulla fine catastrofica del governo Letta”: “Siamo di sinistra, una sinistra sociale diffusa, dei movimenti, tendenzialmente extra-istituzionale”.

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