Garantire equo accesso ai vaccini non è solo un imperativo morale ma un imperativo strategico ed economico

Micol Savia*

L’11 marzo 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiarava il nuovo coronavirus SARS-CoV-2 una pandemia mondiale. Da allora il virus ha contagiato più di 114 milioni di persone, uccidendone almeno 2.5 milioni. E questi numeri purtroppo continuano a crescere, complice anche la diffusione di nuove pericolose varianti.
Le misure messe in atto per cercare di contenere la pandemia e limitare la perdita di vite umane hanno brutalmente sconvolto economie e società di tutto il mondo, con conseguenze drammatiche i cui effetti si faranno sentire per molti anni a venire. Basti pensare che quasi la metà dei 3,3 miliardi di lavoratori nel mondo sono a rischio di perdere i loro mezzi di sussistenza.


È stato fin da subito chiaro a tutti che per affrontare una crisi globale di questa portata sarebbe stato necessario uno sforzo collettivo e coordinato.[4] Dirigendosi all’Assemblea Mondiale della Sanità, l’anno scorso Angela Merkel avvertiva: “nessun paese può risolvere questo problema da solo, dobbiamo lavorare insieme”. Molti altri leader si sono espressi nello stesso senso in quanto, come sottolineato dal presidente francese Macron, “fino a quando il virus rimarrà una minaccia per qualcuno, sarà una minaccia per tutti”.
Grazie ad una cooperazione scientifica internazionale senza precedenti, in poco meno di un anno sono stati sviluppati ed approvati vaccini sicuri ed efficaci per contrastare la diffusione del Covid19. Un risultato scientifico straordinario. Ottenendo in dieci mesi quello che di solito si ottiene in dieci anni, il mondo ha dimostrato di cosa è capace quando collabora.
L’inizio delle campagne di vaccinazione ha portato grande speranza a una popolazione mondiale stremata da privazioni, limitazioni e restrizioni di ogni tipo. Tuttavia, proprio quando la scienza ci ha messo a disposizione gli strumenti per vincere questa battaglia, l’atteggiamento miope ed irresponsabile di alcuni stati rischia di mettere a repentaglio tutti gli sforzi e i sacrifici fatti finora.
Nonostante la retorica del ‘siamo tutti insieme in questo’, infatti, alcuni paesi ad alto reddito hanno comprato dosi sufficienti a vaccinare più volte la loro intera popolazione, accaparrandosi tutta la fornitura globale di vaccini e lasciando i paesi più poveri senza accesso, così come era già successo ad inizio pandemia con mascherine ed altri strumenti di protezione personale. Secondo i dati pubblicati dal Duke Global Health Innovation Center il Canada, per esempio, ha comprato dosi sufficienti a vaccinare il 500% della sua popolazione, il Regno Unito il 364%, e l’Unione Europea il 269%.
Secondo le previsioni più rosee, i paesi a più basso reddito potrebbero dover aspettare almeno fino al 2023 o 2024 per avere i vaccini.
Come ha sottolineato il Direttore Generale dell’OMS, Dr. Thedros, “È giusto che i governi diano priorità alla vaccinazione dei propri operatori sanitari e dei propri anziani. Ma non è giusto che adulti giovani e sani dei paesi ricchi siano vaccinati prima di operatori sanitari e anziani dei paesi più poveri“.
Proprio al fine di evitare questo scenario, subito dopo l’inizio della pandemia è stata lanciata Covax, un’iniziativa internazionale co-diretta da OMS, GAVI (Global Alliance for Vaccines and Immunization) e CEPI (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations) volta a garantir un accesso equo alla diagnostica, ai trattamenti e ai vaccini contro il Covid19 a tutti i paesi del mondo.
A grandi linee il progetto, a cui finora hanno aderito 190 paesi,[9] funziona così: i paesi a medio ed alto reddito si impegnano ad acquistare una determinata quantità di vaccini attraverso COVAX, versandone il relativo prezzo. Con i soldi raccolti, COVAX compra i vaccini dai produttori – e rappresentando così tanti paesi può ovviamente negoziare prezzi molto competitivi. Ottenuti i vaccini, COVAX li distribuisce equamente a tutti i paesi partecipanti, inclusi quelli a basso reddito che, quindi, dovrebbero riceverli a costo zero.
L’iniziativa mira a fornire due miliardi di dosi entro la fine del 2021, che dovrebbero essere sufficienti a proteggere le categorie più a rischio in tutto il mondo, in primo luogo operatori sanitari e anziani.
È ampiamente riconosciuto che COVAX rappresenti la migliore opzione per tutti, sia in termini di tutela della salute che di risultati economici.
Il problema è che alcuni paesi continuano a stipulare diversi accordi bilaterali con le case farmaceutiche, aggirando COVAX, facendo salire i prezzi e riducendo il numero di dosi che COVAX può comprare. Questo potrebbe ritardare le consegne di COVAX e creare esattamente lo scenario che si voleva evitare: accaparramento, mercato caotico, risposte non coordinate e continui disagi sociali ed economici.
Lo stesso Segretario Generale delle Nazioni Unite ha recentemente denunciato con durezza l’accaparramento di vaccini da parte di alcuni paesi ricchi, avvertendo che tale atteggiamento irresponsabile porterà inevitabilmente a un aggravamento della situazione epidemiologica: “se si permette al virus di diffondersi a macchia d’olio nel Sud globale, inevitabilmente muterà, diventando più trasmissibile, più mortale e, infine, più resistente ai vaccini, pronto a tornare a perseguitare il Nord globale”. Secondo alcuni studi recenti, l’accaparramento di vaccini potrebbe costare all’economia globale fino a 9,2 trilioni di dollari.[12]
Le recenti proposte di elaborare ‘passaporti sanitari’ per permettere alle persone vaccinate di riprendere a viaggiare più liberamente rischiano di aggravare la situazione. La comunità scientifica internazionale raccomanda infatti di non introdurre – per il momento – misure di questo tipo.[13] Non solo esistono ancora importanti incognite sull’efficacia della vaccinazione nel ridurre la trasmissione del virus, ma inoltre la vaccinazione preferenziale dei viaggiatori potrebbe ulteriormente limitare la disponibilità di vaccini per le categorie di persone a più alto rischio di sviluppare forme gravi di malattia da Covid19.
Per quanto i produttori di vaccini e di tutti gli altri prodotti sanitari necessari nella lotta al Covid19 stiano lavorando senza sosta da mesi, non riescono a soddisfare la domanda globale. È urgente adottare tutte le misure necessarie ad incrementare tale produzione, anche facilitando il trasferimento di tecnologie e know-how ai produttori dei paesi a basso e medio reddito.
A tal fine, lo scorso ottobre India e Sud Africa hanno chiesto all’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) di sospendere per tutta la durata della pandemia i brevetti e gli altri diritti di proprietà intellettuale su farmaci, test diagnostici e vaccini necessari per la risposta al Covid-19, così da renderli accessibili a tutti nel più breve tempo possibile.
La proposta è attualmente in discussione e, nonostante l’opposizione da parte di alcuni paesi ricchi, ha ricevuto ampio supporto sia tra i paesi membri dell’OMC che tra la c.d. società civile.[16] L’iniziativa, fortemente sostenuta tra gli altri anche dal Vaticano,è stata recentemente appoggiata da un folto gruppo di parlamentari europei, i quali hanno chiesto all’Unione Europea di smettere di bloccare la proposta in seno all’OMC e di trasformare le sue promesse di solidarietà in azioni concrete.
Il Consiglio Generale dell’OMC dovrebbe prendere una decisione a giugno di quest’anno.
La posizione che il governo italiano adotterà nel corso di tali discussioni deve essere oggetto di attento scrutinio da parte della cittadinanza e dei suoi rappresentanti, perché da decisioni come queste dipendono le nostre vite e il nostro futuro. Il governo deve fornire informazioni chiare e dettagliate sui dibattiti in corso in sede internazionale e sul funzionamento di COVAX, in modo che tutti siano consapevoli della necessità di un approccio globale alla campagna di vaccinazione. Dobbiamo garantire che il governo italiano rispetti la promessa di ‘non lasciare indietro nessuno’. Come è stato più volte segnalato: “non è questione di carità, è questione di epidemiologia”.
* rappresentante permanente dell’Associazione Internazionale dei Giuristi Democratici presso le Nazioni Unite a Ginevra

Nessun profitto sulla pandemia, Rifondazione Comunista aderisce e promuove la raccolta firme europea

Il COVID-19 si diffonde a macchia d’olio. Le soluzioni devono diffondersi ancora più velocemente. Nessuno è al sicuro fino a che tutti non avranno accesso a cure e vaccini sicuri ed efficaci.
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