"Torino città paradigmatica delle contraddizioni prodotte dalla crisi" - di Ezio Locatelli

Intervista a Ezio Locatelli

La protesta di Torino sta mettendo in mostra le contraddizioni sociali vere di questa crisi…
Torino è sicuramente un caso paradigmatico perché qui più che altrove siamo nell’occhio del ciclone di una crisi che sta spazzando via tante certezze e garanzie dal punto di vista della condizone del lavoro e di vita. Una crisi che si è estesa a macchia d’olio e che dopo aver prodotto decine di migliaia di disoccupati e cassaintegrati e l’abbattimento del potere di acquisto ha investito i settori sociali intermedi del lavoro autonomo.

Cosa dicono i dati?
Un dato eclatante per una città come Torino di cui si è sempre data una rappresentazione edulcorata e fuori luogo. Ci sono più di centomila persone che vivono intrappolate in una condizione di povertà e disagio sociale. Si tratta di più del 12% della popolazione. Nel vuoto della rappresentanza sociale e politica questa moltitudine di persone allo sbando rischia di diventare la base di massa per operazioni di carattere reazionario.

Insomma, nessuno può girare la testa dall’altra parte.
Eppure lo fanno in tanti, a partire dalle istituzioni. Queste persone pongono una domanda precisa rispetto alla crisi e una istanza vera di cambiamento. Però è altrettanto chiaro il rischio dello sbando alla portata di chi strumentalizza. L’operazione in questi giorni di protesta è stata tentata da alcuni settori corporativi di destra fino a ieri base di consenso di Berlusconi, della Lega e della destra. Occorre evitare che ci sia una saldatura tra le legittime proteste con quelle che sono operazioni di estrema destra. Altro problema, Torino vive il totale discredito e il totale distacco di una classe politica di governo che è uno dei motivi della protesta. Una crisi di crebidiblità che ha investito in primo luogo la Regione. Il presidente è indagato per peculato e truffa e con lui 43 consiglieri regionali.

E il Comune di Torino, Fassino non era quello che doveva guidare la transizione dall’indutria ai servizi?
Penso che la situazione che si è determinata a Torino avrebbe bisogno anche di altre risposte da parte del sindaco. Fassino quando parla di Fiat sembra voler fare il garante delle promesse di Marchionne. Il dato della distanza siderale della politica dalla condizione di impoverimento della città è la classifica del Sole 24 ore che ha riportato l’indagine sulla qualità della vita delle città italiane. Da qui risulterebbe il peggioramento di tutti gli indicatori di qualità proprio a Torino: dal costo della casa alla qualità dell’ambiente, alla condizone lavorativa. Torino scende dal 43° al 57° posto. La città di Torino è la prima città d’Italia battendo anche le città meridionali per i piccoli furti. Tre giorni dopo Fassino parla di Torino come la città più dinamica d’Italia e che crede in se stessa. Tra i fattori di dinamismo c’è, secondo lui, lo sviluppo immobiliare. Il lunedì dopo sono iniziate le proteste di piazza Questo sindaco vive su un altro pianeta. C’è un cambiamento antropologico di questa città in dismissione senza che ci sia una idea diversa di modello di sviluppo che non sia la privatizzazione. Fassino privatizza i servizi sociali e i trasporti senza minimamente rendersi conto dei danni sociali che procura. E tante sono state le proteste sia dei genitori che degli autisti che degli insegnanti e degli operatori sociali. Nel momento in cui Fassino parlava di città più dinamica le insegnanti di alcune scuole periferiche denunciavano di avere in classe bambini denutriti. E non erano solo figli di immigrati.

Immagino che se proprio non vi aspettavate la protesta almeno sul disagio sociale avevate prodotto alcune riflessioni…
Stiamo denunciando tutto da diversi mesi. Sono due anni che la città ribolle di conflitti e proteste. E stiamo dicendo che in una situazione di crisi o tu dai delle risposte politiche o ci si va verso una esplosione sociale della protesta. Il problema vero non è tanto di aver denunciato questo ma la difficoltà della loro connessione. Il punto problematico è che l’effetto di questa crisi è la produzione di isolamento e seprazione. Oggi abbiamo a che fare con una situazione sociale frammentata. E quindi la questione politica centrale è in che misura riusciamo a ricostruire uno spazio collettivamente condiviso.

Questo è il nodo, credo, più difficile da sciogliere in mancanza di un soggetto sociale in grado di aprire un percorso.
Il Prc, presente a tutte e due le manifestazioni dei sindacati e degli studenti di sabato, sottolinea con una piattaforma contro il governo e la giunta regionale e le privatizzazioni di Fassino l’urgenza di una risposta politica di alto profilo. Martedì faremo una manifestazione nel centro della città promossa da Rifondazione comunista di tutte le forze della sinistra antiliberista per avviare un percorso di costruzione dell’opposizione nella città di Torino. Ci sarà il sindacalismo di base e la sinistra sindacale e tante altre realtà sociali.

Askatasuna ha deciso, diciamo così, per una linea di internità al fenomeno dei Forconi.
Occorre intervenire sul terreno spurio rispetto a una protesta che ha connotati sociali precisi ma non sul terreno di una protesta indifferenziata. Lo schema non può essere quello di una protesta dal basso contro l’alto,che in se non significa niente, ma avendo ben ferma la discriminante antifascista e un punto di vista di classe. In un momento in cui le forze di destra giocano proprio sull’indifferenziazione politica. La lotta è contro l’austerità ma dal punto di vista delle classi lavoratrici. Se non si fa questo non si va da nessuna parte.

Che vuol dire questo per i militanti del Prc?
Penso che dobbiamo ripensare questo lavoro smettendola di pensare e di agire da sconfitti. Siamo in un passaggio ambivalente rispetto a questa protesta ma proprio per questo un passaggio che può riaprire spazi e possibilità poiltica per la sinistra a condizione di stare nel gorgo ma con una chiarezza di iniziative. Questa vicenda comporta che dobbiamo modificare in radice il nostro modo di vivere l’impegno potilico. Centralità al conflitto e pratiche sociali che diano risposte ai più deboli. Il tema è quello del partito sociale. Trasformare le sedi in luoghi utili alla resistenza concreta alla crisi, di risposte, di reti antifsfratto e sportelli sociali e reti di acquisto.

Le interviste di "Controlacrisi" di Fabio Sebastiani

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