Conferenza di Organizzazione PRC Torino - introduzione di Ezio Locatelli - segretario provinciale

RILANCIARE il Partito, UNIRE la sinistra antiliberista, FERMARE l'austerità in Europa

Il documento sulla Conferenza di organizzazione ha raccolto, negli incontri di Circolo, l'87% di adesione degli iscritti che hanno partecipato al voto. Un consenso molto ampio intorno a un documento di grande utilità per rinnovare e riqualificare il nostro impegno e la nostra iniziativa politica. Se devo fare un appunto critico forse questo sforzo di riflessione, su come compiere un salto di qualità da partito resistente a partito che costruisce movimento, orizzonte politico, proposta alternativa, avrebbe meritato più tempo e più spazio.

In qualche caso anche maggiore partecipazione, tanto più in presenza di uno sforzo di riflessione largamente condiviso. Sta a noi fare in modo che ci siano ulteriori momenti di approfondimento e insieme a ciò  che ci sia uno sviluppo di iniziativa politica.
Sottolineo una volta in più: in una fase politica nodale qual é quella che stiamo attraversando, il problema non è solo di imprimere una spinta in avanti, di rimettere in moto le riserve di energia, di militanza attualmente a disposizione, quanto di avere una strategia di ricostruzione e di riorganizzazione della nostra soggettività politica con lo scopo di renderla strumento efficace di iniziativa politica, di promozione di conflitto sociale, di costruzione di uno schieramento ampio di sinistra alternativa.
La Conferenza di organizzazione è stata pensata proprio per questo, per ridare slancio alla nostra azione. Su questo punto bisogna essere chiari in risposta ad una sindrome della tabula rasa cresciuta nella deriva e nell'impoverimento generale della sinistra, non escluso il nostro partito. L'idea venuta avanti è che dalle difficoltà della sinistra si possa uscire semplicemente con un assemblaggio di istanze, culture, filoni, tematiche che non hanno più bisogno di essere riconosciute nella loro peculiarità. Penso che questa sia una idea semplicistica e sbagliata.
Oggi c'è una grande domanda di unità in rapporto alla quale urge una risposta. Una sinistra della trasformazione esiste nella misura in cui non si limita alla difesa di se stessa, tanto più in presenza di enormi limiti e insufficienze, ma nella misura in cui è capace di pensare a un progetto generale. Se non si fa questo si lascia spazio a forze populiste di destra che sono il vero pericolo del momento. Per questo va rigettata ogni forma di chiusura, di autoreferenzialità, di settarismo, dobbiamo sentirci pienamente partecipi alla costruzione di un soggetto unitario della sinistra. Muoviamo dalla consapevolezza che concezioni, spinte, opzioni antiliberiste, democratiche, indispensabili per il cambiamento, vivono anche in culture non marxiste. Ma detto ciò io credo sia essenziale riaffermare la peculiarità dell'apporto di una forza comunista, di una forza cioè che, insieme al tema dell'unità, si ponga il tema di un superamento dei rapporti di sfruttamento e di oppressione della società capitalistica, che si ponga il tema della trasformazione sociale e degli assetti di potere e insieme a ciò il tema pienamente contemporaneo del socialismo.
Il documento della Conferenza va in questa direzione con la richiesta di sollecitazione a tutti noi di un cambio di passo. Siamo in presenza di una crisi economica, sociale, di democrazia, di rappresentanza di tale profondità da avere compromesso definitivamente i margini di agibilità politica, istituzionale, sindacale per come li abbiamo conosciuti fino a qualche anno fa. Prendiamo a riferimento un segnalatore simbolico dei più generali rapporti di classe, l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. La sua cancellazione scardina la chiave di volta della nostra Costituzione, l'articolo 1. Al posto del diritto del lavoro - il lavoro emancipato - viene introdotto il potere di licenziamento senza giusta causa col risultato che siamo alla piena ricattabilità di ogni nuovo assunto, ad una idea di lavoro ridotto ad una condizione servile. Una smentita clamorosa di quanti in questi anni hanno stupidamente o furbescamente, a seconda dei casi, parlato di fine della lotta di classe. La lotta di classe c'è più che mai ma vive nel suo rovesciamento, agita dai padroni, dalla borghesia in termini di negazione di ogni riconoscimento della soggettività dei lavoratori.  
Ciò che vale per il lavoro deve valere per la società: rottura dei legami sociali, distruzione dei progetti e degli organismi di azione collettiva. "La società moderna - scriveva Zygmunt Baumant in "Modernità liquida"- esiste nella sua incessante attività di individualizzazione, di disintegrazione sociale". Questa attività è "al contempo una condizione e il risultato della nuova tecnica del potere" al fine di spezzare resistenze e solidarietà sociali.
Più volte abbiamo parlato di questi processi che hanno segnato negativamente un intero ciclo politico: lo scardinamento della politica basata sulla nozione di cittadinanza, sul diritto del lavoro, sulla rappresentanza democratica e oltre a ciò - per usare le parole di Luciano Gallino - sulle tecniche di "assoggettamento", di "interiorizzazione" della razionalità neoliberista che hanno oscurato grandissima parte dell'opinione pubblica. Non c'è dubbio che la nota dominante in vent'anni di berlusconismo e antiberlusconismo caratterizzati da una stessa volontà di rimozione delle questioni sociali, è stata la passivizzazione di massa. Da qui tante nostre difficoltà oltre, certamente, ad errori soggettivi.

E' ancora questo il quadro che abbiamo di fronte? Tutt'altro. La lettura che diamo è che dopo anni in cui abbiamo indietreggiato, siamo arrivati ad un punto di svolta. Un punto in cui le scelte si fanno più chiare, in cui vi è un cambio di percezione politica, di clima sociale. Una parte del Paese comincia a rendersi conto che la strada per l'uscita dalla crisi, peggio che ai tempi di Berlusconi, è una strada di destra che si riassume in meno Stato, meno servizi, meno diritti insieme a più mercato, più privatizzazioni, più profitti. Una strada che non ha dato nessun impulso all'economia e all'occupazione, meno che mai lo sarà in futuro fin tanto che la questione del debito pubblico sarà affrontata come questione di disciplina di bilancio, di taglio della spesa pubblica, dello stato sociale, dei redditi medio bassi. Una strategia fallimentare destinata a far crescere un'onda critica. Questo ci dicono le manifestazioni che ci sono state il 24 e 25 ottobre, lo sciopero sociale del 14 novembre, lo sciopero generale del 12 dicembre. Lotte, scioperi, manifestazioni che testimoniano che il vulcano è in vita, che la realtà si è rimessa in movimento.
Una realtà in movimento tanto più in considerazione di quanto accaduto in Grecia - la vittoria di portata storica di Syriza -, in considerazione del vento di cambiamento che soffia sulla Spagna. Cambiamenti di grande forza evocativa, fonte di nuove speranze. Sappiamo bene che una vittoria elettorale non è ancora cambiamento sociale. Tale cambiamento comporta una sfida più difficile, cambio dei rapporti sociali, di modello economico e sociale. Ma è indubbio che con la vittoria di Syriza irrompe, in maniera stridente, una contraddizione in piena Europa e in pieno furore liberista. Una contraddizione che con la messa in discussione della strategia neoliberista dell'austerità può segnare, com'è stato detto nell'incontro della Sinistra Europea di domenica scorsa, "l'inizio di una nuova era per l'Europa"..
Quali saranno gli esiti di questa sfida? "Così come non è mai esistita la possibilità di costruire il socialismo in un Paese solo, non esiste possibilità di costruire il cambiamento in un Paese solo", questo è quanto detto da un dirigente di Syriza in un incontro che abbiamo avuto al Politecnico di Atene il giorno prima della entusiasmante vittoria di Tsipras.  E poi l'accorato appello: "noi ci batteremo con tutte le nostre forze ma per vincere serve la forza di tutti". Per questo va assunta in toto la dichiarazione del Partito della Sinistra Europea che chiede solidarietà, sostegno, intensificazione delle azioni di lotta di concerto con i movimenti sociali, sindacati, associazioni culturali e scientifiche, intellettuali, ecc. in Italia e in Europa. Questo l'impegno prioritario a partire dai luoghi di nostra presenza, in città, nei quartieri, nei luoghi di lavoro e di studio.

Altra questione fondamentale: come trasformare il malessere sociale, la protesta che c'è in un discorso di trasformazione politica. Per non rendere impotente e impensabile ogni progetto alternativo noi abbiamo la necessità di una proposta e di una risposta non di nicchia ma di una risposta che sia, quantomeno in proiezione, sulla stessa scala in cui si muovono le potenze capitalistiche. Senza questo salto di dimensione non riusciremo, non dico a porci come punto di riferimento, a cambiare le cose, ma a conservare gli stessi spazi politici nostri. Per questo non possiamo rassegnarsi alla condizione di divisione e di dispersione in cui versa attualmente la sinistra. La crisi ha diviso. Nella ormai diffusa critica al neoliberismo possiamo e dobbiamo intraprendere una storia all'incontrario, di ricomposizione di ciò che è stato diviso tornando a pensare il cambiamento nella sua dimensione generale.
L'operazione che abbiamo messo in campo con Altra Europa con Tsipras va in questa direzione. Io credo che abbiamo da superare incertezze e confusione che ci sono ancora per quanto riguarda questo percorso. Con la prossima assemblea nazionale del 18/19 aprile entra nel vivo la fase costituente di una casa comune della sinistra italiana sulla base di un manifesto - "siamo a un bivio" - che invitiamo a sottoscrivere. Per noi fondamentali sono tre discriminanti costitutive della proposta politica di questa casa comune: 1) l'alterità alle politiche e alle forze neoliberiste di centrodestra e di centrosinistra, ammesso e non concesso che si possa parlare ancora di centrosinistra; 2) l'internità al Partito della Sinistra Europea di cui Rifondazione Comunista fa già parte; 3) il riconoscimento dell'apporto plurale dei diversi soggetti sociali e politici nella costruzione di una coalizione alternativa mettendo la parola fine alla retorica antipartito e antiforze politiche.
Pensiamo oltremodo che il progetto di Altra Europa, per noi fondamentale, debba essere portato avanti con una idea di allargamento, di estensione, di relazione con tutto ciò che si muove contro e in alternativa al Pd, tanto più in una situazione in forte evoluzione dove nulla è destinato a rimanere tal quale. Da qui il confronto che dobbiamo avere su diversi piani, per esempio quello che abbiamo avuto alla Fabbrica delle “E” il 2 marzo o con la Fiom e associazioni varie che hanno dato vita su scala nazionale alla coalizione sociale. Noi pensiamo ad una coalizione sociale e politica che viva del conflitto contro le politiche di austerità. Sotto questi punto di vista è importante la nostra partecipazione alla manifestazione nazionale del 28. La nostra scommessa, evitando di stare alla finestra, stando dentro il confronto, la dimensione del conflitto, è su una radicalizzazione di posizioni sociali e politiche.
Ultimo appunto. Di recente, per l'ennesima storia di firme false (questa volta riguardante lo schieramento di Chiamparino) si è tornato a parlare di elezioni regionali anticipate in Piemonte. Staremo a vedere il pronunciamento della Magistratura. In caso di conferma saremmo ad elezioni traumatiche che avrebbero l'effetto di scombussolare gli equilibri attuali, di sollecitare la nascita di uno schieramento alternativo, antiliberista, di sinistra in sintonia con il percorso intrapreso con L'Altra Europa. Nulla va dato per scontato ma questo è un tempo, se lo sappiamo cogliere, che lavora a nostro favore. Rendiamoci protagonisti attivi, in ogni realtà, della nascita di coordinamenti unitari della sinistra, di Altra Europa per dare più forza, più respiro alla battaglia politica per il cambiamento.
Quando parliamo del nostro partito, ma non solo del nostro partito, è indubbio che dopo anni di sconfitte, di disorientamento diffuso, di dissoluzione di grandi aggregati sociali siamo in presenza di una soggettività indebolita. Una soggettività tutt'altro che distrutta o irrilevante ai fini della battaglia politica, dell'evoluzione dei processi unitari o del conseguimento di alcuni obiettivi, in qualche caso vincenti (es. referendum acqua pubblica, affermazione della lista l'Altra Europa con Tsipras). Più che mai, per quanto ci riguarda, rimaniamo convinti che solo la forza organizzata della società e di un progetto politico può fermare l'attacco dei padroni. Ma detto ciò pensiamo anche che rilanciare il partito, ridare respiro ai nostri Circoli, laddove la politica tradizionale, le tradizionali forme della rappresentanza e della mediazione registrano una crisi profonda con l'insediamento sociale, comporta oggi una discontinuità di pratica politica, di modo di organizzare e di vivere il partito. In quale direzione?
Io penso che la forma dell'impegno politico non può più essere sul piano della discussione politicista, di nessuna utilità sociale. La gente, giustamente, ne ha piene le scatole della politica come mercato delle parole. Per questo penso che al centro della nostra discussione e azione politica vada rimessa la vita reale, concreta delle persone. Partiamo da un dato di fatto. Torino è la città del Nord Italia maggiormente investita da fenomeni di insicurezza e vulnerabilità sociale in conseguenza di una crisi devastante che ha prodotto disoccupazione, vecchie e nuove povertà. Dentro questa crisi affiorano tante resistenze, tante lotte per il lavoro, la casa, l'ambiente, i diritti; affiorano tante domande di giustizia, di vita dignitosa che cercano di farsi strada in larghissima parte della popolazione. E' in rapporto a questa situazione che dobbiamo impegnarci - questo l'invito che rivolgo alle compagne e ai compagni -  a cambiare il segno della nostra politica. La necessità di mettere in campo, nel vivo dei conflitti, pratiche solidaristiche, mutualistiche, di auto-organizzazione concreta in alternativa ai processi di distruzione sociale, quelle che abbiamo chiamato pratiche del partito sociale. Io le chiamo risposte di comunismo allo stato pratico. Risposte oltremodo necessarie per ricostruire legami sociali, per produrre processi di sensibilizzazione e di soggettivazione politica. Mia convinzione é che dobbiamo partire dal basso, dal bisogno di un mutamento praticato, se vogliamo mirare in alto, alla costruzione di un progetto generale di trasformazione.
E' in quest'ottica, quella del rinnovamento e dell'apertura non certo del superamento del partito, che abbiamo proceduto alla riorganizzazione della nostra sede provinciale, dato vita all'associazione La Poderosa affiliata all'Arci, predisposto come associazione o in collaborazione col partito, con Circoli territoriali, l'apertura di attività e sportelli sociali vari: dal circolo culturale - ricreativo, al centro di assistenza fiscale, allo sportello casa, allo sportello sanità, allo sportello migranti, al gruppo di acquisto popolare, al dentista sociale. Io ringrazio ancora una volta le compagne e i compagni che hanno creduto e lavorato in prima persona, pancia a terra, a realizzare questo progetto inaugurato ufficialmente ieri sera. Penso che questo progetto - per ulteriori elementi di riflessione rinvio a quanto già detto e scritto in altre occasioni- una volta a regime, affrontando problemi vari di avvio, di partecipazione e coinvolgimento, possa rappresentare un progetto pilota non solo per Rifondazione Comunista, per i nostri Circoli territoriali, con cui è importante, indispensabile stare in correlazione di intenti, di indirizzo, ma un progetto pilota per tutta la sinistra torinese.

Mi è capitato in occasione di un incontro di Circolo di confrontarmi con una compagna molto contenta e convinta del progetto  della Poderosa ma molto meno convinta di continuare a iscriversi a Rifondazione Comunista. A questa compagna, che poi ha rinnovato l'iscrizione, ho risposto facendo presente che senza Rifondazione Comunista non ci sarebbe stata La Poderosa così come la messa in campo del progetto di partito sociale, non saremmo entrati in Parlamento europeo, non ci sarebbero battaglie politiche cui noi diamo un contributo importante. In sostanza c'è una discussione su quello che siamo o vogliamo essere che presuppone l'esistenza di una forza organizzata. Ripeto: nel nostro caso di una forza comunista che non pensa di esaurire la propria progettualità in se stessa, che pensa di essere parte di un insieme più vasto di sinistra, ma che non rinuncia ad esercitare il proprio peculiare ruolo politico.
Per questo c'è la necessità di un riconsolidamento della nostra presenza organizzata rimettendo in moto i meccanismi di funzionamento, di tesseramento, di autofinanziamento, di recupero di iniziativa e proiezione esterna a livello territoriale, di feste locali, di festa provinciale. Poniamoci l'obiettivo, oltre ai vecchi iscritti, di aumentare il numero dei nuovi iscritti al partito. Prestiamo massima cura alle diverse forme di autofinanziamento (feste, cene, sottoscrizioni e tanto altro). Quest'anno dobbiamo sentirci tutti impegnati a veicolare la possibilità del versamento del 2 per mille a favore del partito. Per quanto ci riguarda noi siamo per affrontare quest'ordine di problemi nella maniera più unitaria possibile, sul piano della responsabilizzazione dei compagni, nel rispetto delle diverse sensibilità politiche ma fuori dalla coazione a ripetere di dinamiche correntizie o personalistiche.
Questa Conferenza può e deve dare il segno di una ripartenza che al di là del nostro intento soggettivo, diventa possibile per la profondità e vastità dei sussulti politici e sociali che ci stanno davanti. Come dice il poeta spagnolo Antonio Machado "il cammino dell'emancipazione si fa solo camminando". È su questa base che auguro a ognuno e ognuna di noi e a tutto il partito un buon lavoro di riflessione, di ripresa dell'impegno e dell'iniziativa politica.

Torino, 22 marzo 2015

componenti segreteria provinciale

Locatelli Ezio – segretario provinciale e resp organizzativo

Chiaretta Marisa - tesoriera

Ciabattoni Simone - comunicazione

Fratoni Simone - movimenti e pratiche sociali

 

componenti comitato politico provinciale

Locatelli Ezio - segretario provinciale

Alberione Stefano

Alfonzi Daniela

Arisio Fiorenza

Bagno Mirco

Bassani  Alberto

Bellarosa Franccesco

Bettarello Claudio

Bianco Bruno

Bosco Marina

Buonavita Francesco

Camedda Luigi

Cecchetto Federico

Cera Valentina

Chiaretta Marisa

Ciabattoni Simone

Cristofari Fausto

Deluca Loretta

Destefano Giovanni

Fratoni Simone

Gecchele Nadia

Giacometti Samantha

Giorcelli Aldo

Giuliani Paolo

Goiran Adolfo

Grassedonio  Antonio

Lamanna Loredana

Locatelli Ezio

Loro Piana Marina

Marzocchi Chiara

Miotto Claudio

Naggi Gianni

Neroni Luciano

Perini Cadigia

Pizzutto Letizia

Preve Roberto

Provera Marilde 

Pulizzi Annamaria

Rafaschieri Delfo

Romito Roberto

Rossi Graziano

Sassu Domenica

Satalino Rosella

Stagliano' Domenico

Stillitano Francesco

Turra' Simone

Zanoli Renato

Zaramella Gianpaolo

 

COLLEGIO GARANZIA

Mallevadore Benedetto - Presidente

Cavone Nicola

Gasparotto Claudio

Gualeni Marco

Peluso Luisa

Rinallo Girolamo

Savino Maria

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