Ivrea deve decidere se essere patrimonio dell'umanità o città della giustizia sommaria

Di Cadigia Perini ( Segretaria Prc Circolo di Ivrea)

La morte di Ion Stavila, 24 anni, tra Ivrea e Pavone Canavese, ci obbliga, come comunità locale e come cittadini di una nazione civile, a delle riflessioni.

E’ trascorsa meno di una settimana dall’inaugurazione della targa che ricorda che Ivrea è stata riconosciuta “Patrimonio Mondiale dell’UNESCO”, un riconoscimento che va a “una concezione umanistica del lavoro propria di Adriano Olivetti, nata e sviluppata dal movimento Comunità e qui pienamente portata a compimento, in cui il benessere economico, sociale e culturale dei collaboratori è considerato parte integrante del processo produttivo”.

 

Un riconoscimento sì alle architetture industriali ma che può essere allargato a tutta la città e territorio, per aver contribuito ed essersi alimentata dentro quella concezione umanistica, culturale, sociale.

E’ trascorsa meno di una settimana e abbiamo dovuto fare i conti con un’altra città. Quella intossicata dalla strategia della paura disseminata a piene mani dal ministro dell’interno che di fatto istiga i privati cittadini a farsi giustizia da sé, elevando a valore assoluto la legittima difesa ad ogni costo. Una giustizia sommaria, perché la giustizia vera è quella che arriva dopo le indagini e i processi e non quella che esegue la pena capitale a prescindere. Sulle puntuali responsabilità sentenzierà un giudice, dopo le dovute indagini, che nessun “decreto sicurezza” ha cancellato. Sulle responsabilità politiche possiamo invece già dire. Il cittadino Franco Iachi, tabaccaio, è stato ingannato da chi oggi dice di stare dalla sua parte, e Ion Stavila, ladro di 24 anni è stato condannato alla pena capitale che non è prevista né per il furto né per nessun altro reato dalla nostra Costituzione che all’art. 27 recita “L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte.”

Chi crede che Ivrea sia veramente un “patrimonio dell’umanità”, città della cultura e della pace, città giusta, dai cittadini alle istituzioni, deve agire per bloccare questo disegno della “costruzione dell’allarme” (verso stranieri, delinquenti comuni, ...) che ha il solo fine di distrarre dai veri problemi del paese, dalla crisi occupazionale alla corruzione pubblica e privata, dallo smantellamento dello stato sociale alla delinquenza mafiosa.

Per questo la presenza del sindaco di Ivrea al corteo che manifestava solidarietà solo verso una parte, il tabaccaio, senza un grammo di civile e umana pietà verso il ragazzo ucciso, è stata inopportuna. Un primo cittadino, per meritare quel primato, deve stare dalla parte della giustizia, della legge, della Costituzione (e deve rinunciare alle partecipazioni “a titolo personale”).

Adesso, subito, dobbiamo disarmarci! Dobbiamo bloccare la nuova “strategia della tensione” voluta dalla Lega. Perché se una persona non in pericolo di vita, non aggredita, né essa stessa né un suo caro, dimentica il raziocinio e agisce con l’istinto incontrollato sparando e uccidendo, un ladro o un malcapitato che transita sul luogo, è la fine della società umana. Se riconosciamo che davanti a un “grave turbamento” potremmo non essere più uomini, ecco l’unica salvezza è non avere armi in casa.

Questo è il fine per il quale merita manifestare, tutti insieme, cittadini e istituzioni.

Cadigia Perini

Segretaria Circolo di Ivrea Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

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