Buon 25 aprile a tutt* dal Circolo PRC Avigliana-Giaveno

Festeggiare il 25 aprile in solitudine, senza le manifestazioni pubbliche che hanno da sempre accompagnato questa nostra festa, rende particolarmente triste la ricorrenza di quest’anno. Ancor di più se siamo consapevoli che il Covid19 si sta portando via la generazione che ha visto la guerra, sentendone l’odore e le privazioni, e che ha lottato per conquistarsi la libertà. Dobbiamo essere consapevoli che, con i moltissimi morti nella nostra regione -circa 2400 di cui tanti nelle RSA- se ne va l’esperienza, la comprensione, la pazienza, la resilienza, il rispetto che quella generazione ci aveva regalato; viene meno la memoria storica del nostro Paese, patrimonio dell’intera umanità.


Forse però, da quel lontano 25 aprile del 1945, non c’è stata nessun’altra Festa della Liberazione che abbia permesso così tanto alle nuove generazioni di comprendere cosa avesse provato prima chi si era conquistato quella libertà: in forma ridotta, ma pur sempre intensa dal punto di vista emotivo, noi e i nostri figli abbiamo conosciuto la reclusione forzata in casa, la privazione dei diritti, il timore e il desiderio del contatto con gli altri. Fantasmi che erano noti solo dai racconti della generazione che la guerra aveva vissuto, e che adesso si sono concretati facendoci comprendere l’enorme lascito che la lotta della Resistenza ci ha consegnato.
Ora stiamo ancora resistendo alla pandemia, ma finita questa fase dovremo far tesoro della lezione, durissima, che questo periodo ci ha consegnato chiedendoci quale futuro vogliamo, rimettendo innanzitutto in discussione la “normalità” che ha prodotto questo incubo: dalla privatizzazione di ogni bene comune che ha portato al disastro della sanità pubblica, della scuola, di ogni pubblico bene spogliandoci di ogni legante sociale e dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione, trasformandoci da cittadini consapevoli in clienti consumatori, cioè merce per il mercato globale; alla devastazione dei territori, che ha portato in oriente al “salto di specie” del virus e che da noi porta invece all’utilizzo di risorse pubbliche per costruire opere inutili e dannose come il TAV, anziché rinforzare la medicina territoriale (come promesso dopo lo smantellamento dei piccoli ospedali) e fornire i dispositivi per implementare i test necessari a comprendere l’effettiva diffusione dell’epidemia.
Con queste premesse la nostra lotta non potrà che continuare a essere quella per liberarci delle storture sociali che ci hanno condotto a questo disastro, impegnandoci da subito a costruire quella società più equa, giusta, solidale e rispettosa del pianeta in cui viviamo, che è l’esatto contrario dell’imperio neoliberista cui siamo ora asserviti. Per questo continueremo a navigare in direzione ostinata e contraria rispetto a chi sostiene che per la “fase 2” basterà fornire qualche dispositivo di protezione personale in più ai lavoratori e poi tutto potrà riaprire come prima. Per ricostruire una società migliore sulle macerie morali che ci hanno lasciato coloro che blaterano di voler trasformare la festa della Liberazione nella commemorazione dei morti per il Covid19, bisogna fin da subito comprendere che quei morti sono dovuti in gran parte proprio alle politiche perpetrate da questi soggetti e che per costruire una società più giusta e rispettosa della nostra casa comune, bisogna iniziare a ricostruire da subito una cultura della condivisione, che metta al centro gli esseri umani e non gli interessi della finanza. Approfittiamo dunque di questa “pausa forzata” per ricostruire, a partire da noi stessi, una società di donne e uomini tutti liberi e uguali, sapendo che la “Bella ciao” che l’Anpi ci invita a cantare dalle nostre finestre alle 15 di questo 25 aprile, non dev’essere solo un segno commemorativo, ma l’inno dell’inizio della liberazione dalla società malata che ci ha condotto qui.
Buon 25 aprile a tutti!
Circolo PRC Avigliana-Giaveno sul 25 aprile

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