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Ricordo di Enrica Valfrè

Nel 1974 è tra i fondatori dell’istituto piemontese gramsci, di cui diventa segretario. Lo costituiscono 80 intellettuali, la CGIL, la CISL. La presidenza è formata da Bobbio, Napoleoni, Spriano, Libertini e Pace. L’obiettivo è fondare un istituto di ricerca, di incontro e di fusione tra cultura accademica e cultura militante, condizione operaia; è organizzato in 3 sezioni “organizzazione del lavoro” - “multinazionali” - “storia del Piemonte”.

Con Tino Pace è tra i fondatori della Fondazione Nocentini per un progetto unitario degli archivi e dei centri studio sul mondo del lavoro.

Gli anni in cui è segretario della Camera del Lavoro sono gli anni dell’internazionalismo, della solidarietà, della dimensione globale dell’impegno del movimento operaio ed antifascista.
I rapporti con la Spagna sono molto stretti (sulla Spagna scrive un libro, la solidarietà il filo rosso che lo guida).
A Barcellona c’erano 80.000 operai che dipendevano da fabbriche di Torino (Hispano Olivetti; Seat Fiat; Pianelli e Traversa; Michelin; Pirelli).
Si costruisce un tentativo, pur se in condizioni diverse (in Spagna c’era il franchismo) di rapporto strutturale.
Vengono costruite piattaforme rivendicative affini e coordinate le tempistiche delle lotte.
Viene inviata una delegazione a Barcellona per approfondire i problemi legati alla scuola.
A Candia nel 1974 viene organizzato un convegno unitario su Spagna e franchismo.

Dal 1972 al 1974 è consigliere per la CGIL del Comitato Economico Sociale della Comunità Europea.

Nel 1975 termina la sua esperienza presso la Camera del Lavoro di Torino.

Nello stesso anno viene eletto consigliere regionale e nel 1976 diventa assessore al lavoro, all'industria, all'artigianato ed alla formazione professionale: è un periodo di crisi fortissima, cadono interi settori produttivi (siderurgia, cartaio, auto ed indotto). Sono in crisi 830 stabilimenti, il numero di ore di cassa integrazione è il più alto dalla Liberazione – i fallimenti nel 1976 sono il 18% in più dell’anno precedente.
Alasia tenta il recupero produttivo della Venchi Unica (2000 operaie senza lavoro – 17 offerte di gruppi finanziari per acquistarla). Anche su questa vicenda scriverà un libro.
Firma quasi 100 accordi. Convoca le parti, lavora quasi in simbiosi nella gestione quotidiana dei problemi con i sindacati (con Lattes, con Avonto), tiene i rapporti con il governo di Roma, cerca imprenditori disponibili a rilevare le fabbriche in crisi, si “sfinisce” con i pochi strumenti regionali a disposizione.
Fa approvare una legge di sostegno all'artigianato

Anche nella successiva esperienza parlamentare dà voce al mondo del lavoro: parla sette volte in aula: a partire proprio dalla richiesta di copertura con la cassa integrazione di 800 stabilimenti in Piemonte che ne sono privi.

Nel 2008 ha partecipato ad un convegno in questo salone, sull’analisi di Di Vittorio della sconfitta alle elezioni delle commissioni interne del 1955 in Fiat; ha concluso il suo intervento dicendo:
“Dobbiamo essere capaci di intervenire nei momenti di produzione ma anche nella società come avvenne nei momenti più felici negli anni delle lotte per le riforme quando ci si impegnava a contrattare per migliorare tutti gli aspetti della condizione operaia. Ricordo le trattative territoriali, i consigli di zona che cercavano di sottrarre la questione delle riforme al rischio di essere un requisito esclusivo dei vertici sindacali nel rapporto con i ministeri”
“dobbiamo portare il sindacato più vicino ai lavoratori per risolvere i loro problemi”
“costruire strutture intercategoriali che si preoccupino di verificare sul territorio i bisogni dei lavoratori e di contrattare con gli enti pubblici per poterli soddisfare”
un contributo alla conferenza di organizzazione di allora e parole attuali e utili oggi.

Ciao Gianni. Siamo vicini alla tua famiglia.
La CGIL di Torino ti saluta e ti ringrazia.
Ci lasci le tue parole, la tua storia di uomo di sinistra che ha dedicato la vita all’emancipazione del lavoro.

 Enrica Valfrè - segretaria CGIL Torino

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