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Ricordo di Paolo Ferrero

Cari compagni e compagne, oggi date l’ultimo saluto a Gianni e purtroppo non sarò tra di voi. Ho un impegno politico a Roma e ho scelto di non trasgredire i miei doveri di dirigente. Sono abbastanza sicuro che Gianni sarebbe stato d’accordo con questa scelta: un militante ed un dirigente politico prima di tutto devono fare il loro dovere. Sarebbe stato d’accordo con questa scelta ma gli sarei stato più simpatico se avessi trasgredito: Gianni è sempre stato un militante severo ma questo non ha mai intaccato la sua umanità, il suo “restare umano”.
Gianni Alasia era un irregolare. Lo era già nella definizione. Alasia era comunista o socialista? Su questo tema si potrebbe dibattere anni. In realtà Gianni era un socialcomunista, razza estinta di militanti degli anni 50 e 60 che riconoscevano il valore fondativo della rivoluzione d’ottobre e che però erano radicalmente antistalinisti. Questi animali strani – questi socialcomunisti - non sono stati tanti ma sono stati fondamentali nella storia del movimento operaio italiano e delle cose buone che ha fatto. Hanno rappresentato concretamente la strada per rimanere comunisti dopo il fallimento conclamato dello stalinismo e il crollo del muro di Berlino: il progetto politico di Rifondazione comunista a persone come Gianni deve molto e non solo per il ruolo diretto di direzione che ha svolto. Forse, Rifondazione Comunista, senza questo prezioso apporto culturale e politico – mi verrebbe da dire antropologico - non sarebbe mai nata.
Gianni era un irregolare anche nella passione per i temi concreti. Chi di voi non ha sentito parlare Gianni di formazione professionale o di energia solare? L’attenzione alla vita concreta delle persone così come alle possibili alternative era una caratteristica specifica di Alasia. Uomo politico capace di visione generale – ideologico si direbbe oggi - e nello stesso tempo capace di declinare la sua visione del mondo in competenze e attenzioni specifiche: perché il comunismo non è mai un solo un discorso ma è sempre un percorso, un percorso di emancipazione dei soggetti in carne ed ossa.
Gianni era irregolare anche nelle frequentazioni. Giovane dirigente di Democrazia Proletaria conobbi Gianni Alasia, uno dei pochissimi dirigenti del PCI con cui c’era un rapporto costante e costruttivo. Gianni era un partigiano nel senso gramsciano del termine ma Gianni non conosceva il settarismo: dalla fondazione Vera Nocentini a DP passando per la curia e le lettere al Sinodo valdese, Gianni dialogava con tutti coloro riteneva potessero fare un pezzo di strada in comune nella giusta direzione, fosse anche un passo solamente.
Non proseguo perché a questo punto Gianni starebbe già sbuffando e dicendo: “a va bin, ma a smia che seve en camin a feme el funeral”. Gianni non amava le ritualità, nemmeno quelle comuniste, perché la sua vita era piena di senso per quello che faceva e non aveva bisogno di cercare il senso della sua esistenza in fumisticherie di tipo religioso.
Vi saluto quindi e saluto Gianni, facendogli un augurio. Io non so bene che cosa c’è dopo la morte. Ho come il sospetto che non si sia nulla, perché la vita che siamo chiamati a vivere è quella su questa terra e qui si decide se siamo uomini o caporali. Se per caso mi dovessi sbagliare, voglio però fare un augurio a Gianni. Che possa incontrare ancora Pierina, magari una volta sola. So che gli farebbe molto piacere.
Ciao Gianni

Paolo Ferrero

Comunichiamo che la sede provinciale, a partire dal 6 aprile 2018, sarà aperta dal lunedì al venerdì, il pomeriggio, dalle ore 14,30 alle ore 18,30. Durante la settimana rimarranno invariati gli orari di apertura degli sportelli sociali (Caf, sportello migranti). Per ogni altra esigenza, informazioni o comunicazioni telefonare, sempre al pomeriggio, al numero 011 4817312 o direttamente ai compagni della segreteria.

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