Locatelli e Flamini (Prc-Se): Basta frottole sui destini della FCA di Mirafiori e nel resto d’Italia. Serve un piano industriale

Ezio Locatelli, segretario provinciale di Torino e Enrico Flamini, responsabile nazionale lavoro, ambedue della segreteria nazionale Prc-Se hanno rilasciato la seguente dichiarazione sul recente accordo Governo- FCA:

“Siamo ai soliti proclami privi di qualsiasi riscontro. Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte e Claudio Calenda, Ministro per lo Sviluppo, sbandierano l’accordo intervenuto in sede governativa in base al quale FCA (ex Fiat)  si impegna a spendere 300 milioni circa in ricerca e innovazione a beneficio di Mirafiori e del centro di ricerca di Orbassano (Torino) nonché dei siti di Pomigliano d’Arco (Napoli) e Trento. A questa cifra si aggiungono 27 milioni di incentivi pubblici generosamente elargiti dal Ministero dello sviluppo (19 milioni) e dalla Regione Piemonte (9 milioni).

Gli investimenti dovrebbero essere finalizzati alla progettazione e produzione di motori a trazione elettrica. Questi investimenti, spiega il Ministero in una nota, “confermano la scelta strategica di voler rafforzare FCA in Italia … con ricadute positive per le Regioni e Il Sistema Paese”. Gli fa eco Chiamparino. “è un bel segnale che conferma un’inversione di tendenza”. Parole vuote che prendono ancora una volta in giro lavoratori e cittadini. L’accordo intervenuto non è in grado di garantire nulla di nulla. Intanto l’accordo non prevede alcuna contropartita in termini occupazionali. Detto ciò il rilancio di uno o più centri di ricerca e di innovazione finalizzati alla produzione di nuovi modelli necessiterebbe di cifre ben al di là di quelle prospettate da FCA - la Volkswagen spende 13 miliardi ogni anno in ricerca e sviluppo -  ancor più se finalizzate a ridefinire in tutto o in parte la gamma produttiva degli stabilimenti col lancio di nuovi modelli ibridi. Solo per il lancio di un nuovo modello ibrido servirebbe un investimento di circa un miliardo di euro, una cifra assai lontana da quelle dichiarate da FCA. La verità è che non c’è alcuna inversione di tendenza riguardo a una azienda lasciata in questi anni andare alla deriva, nessuna specificazione di tempi e modi di impiego degli scarsi investimenti previsti, nessun piano industriale. Invece che parlare a vanvera, a giocare il ruolo di comprimari, a  continuare a foraggiare la FCA a fondo perduto, Calenda e Chiamparino farebbero meglio a cambiare registro. Il gioco negoziale sui tempi, le modalità e sui contenuti di un rilancio del sistema produttivo non può essere lasciato, così come finora è stato, nelle mani della direzione di FCA. Occorre un intervento pubblico da parte di governo e enti territoriali che non lasci spazio alle frottole di chi in tutti questi anni ha avuto modo di dimostrare l’assenza di credibilità, ovvero che l’unico scopo era il profitto e non certo la tenuta occupazionale o della capacità progettuale e  produttiva delle aziende presenti a Torino e in Italia.

Torino/Roma 28 maggio 2017

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