G8 Genova- quella volta con le ragazze austriache torturate nel carcere di Voghera

ricordo di Ezio Locatelli
Tra i tanti ricordi su quanto accaduto vent’anni fa a seguito delle violenze perpetrate contro i manifestanti al G8 di Genova c’è un episodio crudo, poco conosciuto, di cui sono stato testimone in prima persona. Il ritrovamento nel carcere di Voghera di una ventina di ragazze della scuola teatrale austriaca. Ragazze che sembravano sparite nel nulla dopo essere state pestate a sangue dalla polizia di Stato nella scuola Diaz di Genova. Un ritrovamento avvenuto per iniziativa di Rifondazione Comunista di cui, a quel tempo, ero consigliere e segretario regionale della Lombardia.

Partecipai, al pari di tantissimi altri giovani, a quelle giornate straordinarie di mobilitazione che avevano al centro la rivendicazione di una alternativa alla globalizzazione neoliberista, a un modello di sviluppo distruttivo. Giornate represse nel sangue dalla polizia di Stato: l’omicidio di Carlo Giuliani, i pestaggi e le torture alla Diaz e alla Bolzaneto, i lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo, le cariche e le violenze della polizia. Manifestanti incolpevoli e pacifici picchiati che non si trovavano più da nessuna parte. Tra questi le ragazze della scuola austriaca. Su richiesta di alcuni deputati e avvocati d'oltralpe come gruppo consiliare della Lombardia ci mettemmo a setacciare diverse carceri lombarde sino ad arrivare al carcere speciale di Voghera. Lì, nel cortile della sezione femminile, ci trovammo di fronte all’indicibile. Ragazze che erano state ridotte in uno stato tremendo: arti rotti, dentature spaccate, ferite in viso e sul corpo, alcune di queste erano in stato di shock, fuori di senno per le botte subite. Mi ricordo lo sgomento e il bisbiglio di alcune suore in forza nella sezione femminile:”non si possono ridurre delle persone in questo modo”. Alcune di queste ragazze ci diedero di nascosto dei bigliettini in tedesco o in inglese con cui chiedevano disperatamente aiuto, di avvisare i propri familiari, di allertare l’opinione pubblica del proprio Paese. Cosa che facemmo immediatamente, suscitando lo scalpore della stampa estera, ottenendo di lì a poco la liberazione delle detenute (detenute espulse dall’Italia sulla via del Brennero). E’ importante avere consapevolezza di ciò che accadde in quei giorni definiti di “macelleria messicana”, di “violenza di Stato”. Una violenza scatenata per paura di un movimento che aveva tutte le ragioni di contestare un modello di sviluppo che ormai da troppo tempo sta mettendo a rischio il futuro dell’umanità. Una violenza che continua in diversi modi e circostanze, che è propria di un sistema malato come dimostra quanto accaduto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere oppure come dimostrano le violenze rivolte contro il movimento NoTav. Avere consapevolezza di quanto successo vent’anni fa a Genova significa rinnovare il proprio impegno per il cambiamento. Ribellarsi è giusto. Un altro mondo è possibile

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